1347
Prima attestazione di Riozzo nei documenti. (a)
1419
Giorgio Visconti Aicardi detto Scaramuzza acquista il feudo di Riozzo da Giovanni Corvini di Arezzo. Il sedime è nel luogo di Riozzo ubi dicitur in castro, col fossato che lo circonda, il rastrellum ovvero una palizzata, all’ingresso una grande torre a tre piani con sovrapposto un torrino. (a)
1517
Eredità di Matteo e Lucia de Marliano, spettante ai tre fratelli Gerolamo, Sasso e Scaramuzza. Viene menzionato, per la parte toccata a Sasso la “Casa da gentilhomo dove si abita in Riozzo, dove si dice al castello”, tra le coerenze, “da due parti strata, da un’altra il fosso dove era la peschiera vecchia”, inoltre, diviso in più parti, “l’orto e giardino”. Questo è il primo documento in cui viene menzionata la cappella, in relazione all’obbligo di mantenere un capellano a Riozzo. (a)
1524
Giovanni di Trincheri di Riozzo lascia un testamento a favore della Scuola delle Quattro Marie rogato in platea contigua castro loci predicti Riozii. (a)
1541
Viene concessa dalla famiglia Visconti a un tal Fabrizio imputato per aver ferito Giovan Antonio Bracciolo, maniscalco a Riozzo (a)
1552-1562
Vengono acquistati i terreni in Riozzo per l’escavazione della roggia Visconti. (a)
1567
Visita pastorale del cardinale Carlo Borromeo. (b)
1586
I Visconti fanno valere le proprie prerogative come mostra una “protesta” del 28 agosto del capitano di Melegnano Sigismondo De Grandi, che afferma di non aver pregiudicato la giurisdizione dei signori locali incarcerando alcuni zingari per un furto di cavalli, ma di aver agito su istanza degli uomini di Riozzo.
1597
Visita pastorale di Monsignor Mazenta dove vengono rilevate alcune contravvenzioni alla rigida precettistica: il presbiterio era delimitato da un cancello in legno, non abbastanza sicuro perchè privo di serratura, l’altare e la mensa - sovrastati dalle immagini della Madonna e dei santi Lucia e rocco - risultavano indecens e non ad formam. La fonte in questione non specifica la tipologia dei simulacri citati; si può quindi solo ipotizzare che si trattasse della scultura tardogotica oggi conservata nell’oratorio, affiancata dalle figure ad affresco ricordate ancora nel 1749. (b)
1641
Inventario dei beni lasciati da Carlo Maria del fu Sasso. Vi è scritto: “una casa grande da nobile vecchia chimata il castello, con giardino et un brolio oltre la peschera che va a finire alla vigna detta il giardino, con suoi orti, torchio, solarii et altri edifizii. (a)
1646-7
Nelle stime dei mobili appartenuti ad Alessandro e passati a Scaramuzza si illustra l’edificio composto di “sala granda… chamara dove è l’usio che va in giardino… saleta de la schaleta con la ferata… cucina, camere di sopra… camere dei servistori… canepa”. Nei locali vengono descritti ben quarantaquattro quadri di soggetto profano e sacro (rappresentanti scene di caccia e Maddalene, ritratti dei re di Spagna e “frutere”, tigri e Madonne), tra essi “un San Francesco di mano di cesare Procaccino coricato sopra un letto di paglia con un ancgelo che suona la viola et è originale et è grande con le cornici negre con un filo d’oro. (a)
1656
Scaramuzza ottiene dal 1656 di poter aggiungere al titolo comitale anche quello di Marchese di Riozzo. (a)
1673
Viene edificato l’oratorio di Santa Eurosia come da “nota della spesa che si frà per fare la cappella alle Fornaci. (a)
1675
Viene acquistata la “Pietra da consacrare per mettere all’altare della cappella di S. Eurosia”. (a)
1722
Come mostra la mappa catastale del 1722 a Riozzo vi erano due ampi giardini all’italiana annessi alle due case da nobile: uno più grande a sud dell’antico palazzo (chiamato ancora nel 1906 “giardino vecchio”, uno di dimensioni più ridotte a est dell’edificio secentesco. (a)
1781
Sono ancora menzionate le regalie feudali di Riozzo che consistevano in: dazi vecchi di pane, vino e carne e il pedaggio che si riscuoteva a al ponte sul Lambro situato all’ingresso delle terre di Riozzo. (a)
1808-1821
Il conte Gaetano Melzi è il possidente di Riozzo. (a)
1847
I beni del patrimonio di Riozzo (poderi Grande, Casa, Osteria, Fornaci, Pista, cascina Lassi) in virtù del testamento di Giacomo Mellerio pervengono ai Luoghi pii elemosinieri di Milano. (a)
1850
La chiesetta di Santa Eurosia alle Fornaci versa in pessimo stato e viene riadattata. In seguito fu soppressa e demolita. (a)
1866
I beni vengono gestiti direttamente dalla Congregazione di Carità. (a)
1872
La Congregazione di Carità aggiunge ai beni elencati nell’anno 1847 le proprietà Chiesa e Patrimonio. (a)
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(a) Paolo M. Galimberti, Il feudo di Riozzo e l’oratorio di San Rocco, sta in M. Bascapè, Il tesoro dei poveri, Silvana, 2001
(b) Sergio Rebora, Note artistiche sull’oratorio di San rocco, sta in M. Bascapè, Il tesoro dei poveri, Silvana, 2001
